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lunedì 10 novembre 2014

Le 10 cose da non fare dopo aver fatto l'amore Leggete

Hai appena finito di fare l'amore e quel clima di intimità, complicità e tensione emotiva è ancora nell'aria. Non hai ancora ripreso il completo possesso del tuo corpo e di te stessa, e stai ancora assaporando quell'abbandono estasiante al di là del tempo e dello spazio. 


Ma attenzione perché purtroppo il ritorno alla realtà è dietro l'angolo. Basta una parola sbagliata, un gesto inappropriato o, meglio, una domanda inopportuna. E tutta quella magia e la connessione che si era creata durante l'atto sessuale si spegne in una frazione di secondo.

No, quindi, ad analisi dettagliate e paranoiche sulla prestazione sessuale, durata e resistenza, no a "cucchiani" forzati, no a discorsi impegnativi.

Dopo quel breve spavento tra ciò che è successo prima e il ritorno in sé, il post - sesso può essere bello tanto quanto la seduzione o il piacere stesso, senza limitarsi a una sigaretta o a un rivestirsi e andarsene.

Soprattutto noi donne, dovremmo metterci in testa che gli uomini sono diversi da noi. Se si addormentano non è perché sono profondamente egoisti e insensibili, ma è la loro reazione fisiologica.

Noi vorremmo immediatamente parlare, avere conferme, sentirci amate ma, soprattutto, vorremmo una razione doppia di coccole. Ma no, l'uomo non è così. Non ci dirà "ti amo" e non ci soffocherà di baci e carezze, vorrà solo rilassarsi e godersi il momento. Proprio perché è stato bene. E se vi guarda con una espressione persa nel vuoto, no, non sta pensando a nulla, quindi fate a meno di chiederglielo. 

Agli uomini le complicazioni non piacciono. Prima riusciremo a capire che sono molto più semplici e immediati di noi, più il risveglio post sessuale sarà piacevole per entrambi. Ecco (nella gallery in alto) quali sono le 10 cose assolutamente da evitare dopo aver fatto l'amore. (vanityfair.it)

domenica 9 novembre 2014

Aborti, i medici piu'obiettori di coscienza "Accesso sempre più difficile" LEGGETE

La denuncia: "Molte donne costrette ad emigrare in un'altra regione o addirittura fuori dal paese per ottenere quello che la legge 194 in teoria garantisce". Nasce  la rete avvocati a sostegno delle pazienti e dei professionisti
ROMA - In Italia le interruzioni di gravidanza sono sempre più difficili, con molte donne costrette ad emigrare in un'altra regione o addirittura fuori dal paese per ottenere quello che la legge 194 in teoria garantisce. Lo affermano i medici della Laiga, (Libera associazione italiana dei ginecologi per l'applicazione della legge 194),  riuniti in congresso oggi e domani a Napoli, che annunciano anche la nascita di una rete di avvocati che avranno il compito di sostenere pazienti e camici bianchi. 

In alcune Regioni obiettori al 90%. I ginecologiobiettori di coscienza sono in numerosi in molte Regioni, un problema che a volte rende complicato interrompere una gravidanza non desiderata. "In alcune zone come Lazio, Campania, provincia di Bolzano i medici obiettori sono oltre il 90%, e questo spesso costringe le donne ad andare in un'altra regione - spiega la presidente Silvana Agatone - per le interruzioni nei primi tre mesi solo il 64% degli ospedali italiani è disponibile, mentre la legge prevederebbe che fossero il 100%. Per quelle superati i 90 giorni, che si fanno in presenza di gravi patologie del feto o rischi per la mamma, le strutture disponibili sono molte meno, e cominciano i pellegrinaggi che portano addirittura all'estero". Secondo Agatone le statistiche del ministero della Salute, che parlano di pochi aborti a settimana per i medici non obiettori, sono falsate. "Ci sono centri che fanno 70 interruzioni a settimana, e altri che mettono a disposizione al massimo due posti letto - spiega - nelle seconde è ovvio che risulta che i medici hanno fatto pochi aborti, ma quello che non si vede è che probabilmente le donne sono state costrette ad andare da un'altra parte'.

La rete di legali che sostiene le donne. Per questo Laiga ha inaugurato una rete nazionale di avvocati aiuterà le donne che hanno avuto difficoltà nell'accesso all'interruzione di gravidanza. "Attualmente i medici non obiettori applicano con preoccupazione la legge 194 - spiega la presidente Silvana Agatone - non solo perché le strutture non forniscono i mezzi ed il personale necessario, ma anche perché si opera tra mille difficoltà anche burocratiche e organizzative. A tutela delle scelte degli operatori, sarà presentata una rete di avvocati presenti su tutto il territorio nazionale, pronti a seguire l'iter di eventuali denunce nei confronti dei ginecologi e del personale non obiettore e a salvaguardia delle donne cui non siano riconosciuti i propri diritti riproduttivi".

Formazione dei camici bianchi. A questa rete, spiega Agatone, se ne affiancherà un'altra di tutte le associazioni coinvolte nella tutela della salute riproduttiva della donna. "Questo servirà a concretizzare alcune richieste che riteniamo urgenti - sottolinea ancora Agatone - dalla formazione dei giovani, che nelle scuole di specializzazione non viene fatta, all'introduzione nei turnover dei medici non obiettori, all'aumento della prevenzione attraverso la contraccezione d'emergenza all'uso in tutta Italia della Ru486".

La soluzione nel Lazio. Nel Lazio l'obiezione di coscienza ha raggiunto livelli mai visti tra ginecologi, anestesisti e infermieri. Ora le nuove linee guida sul funzionamento dei consultori familiari potrebbero cambiare la situazione. Con un decreto, il presidente Nicola Zingaretti ridefinisce, ha ristretto il diritto a non applicare la legge sull'aborto.


Obbligo di prescrivere la pillola del giorno dopo. Il decreto, infatti, se da una parte impone a chi lavora nei servizi territoriali l'obbligo di prescrivere tutte le forme di contraccezione, e senza potersi appellare ad alcuno scudo "morale" nemmeno per la pillola del giorno dopo, dall'altra ricorda ai medici i loro doveri verso la legge 194. Nessun medico può rifiutare ad una donna la prescrizione di un contraccettivo, pillola del giorno dopo e spirali. (epubblica.it)

sabato 8 novembre 2014

Allarme Creme bebè tossiche: Ecco la lista nera. Anche la Chicco e altre 6 famose marche LEGGETE

Molte creme anti-arrossamento per bebè contengono un conservante, il phenoxyethanolo, che ha possibili effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo.
Cosa c’è dentro le creme protettive usate per il cambio dei bebè? Una domanda più che legittima visto che si tratta di cosmetici dedicati ai piccolissimi, e in quanto tali devono essere ultra-sicuri, e che, per giunta, sono usati in una zona estremamente delicata del corpo dei neonati.
Le paste antiarrossamento agiscono in prossimità degli organi genitali dei bimbi e dunque, ancor più di altri cosmetici, devono essere usate con cautela e prestando la massima attenzione agli ingredienti che contengono.
Lo scorso novembre l’Agenzia nazionale francese per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari (Ansm) ha invitato a non usare il phenoxyethanolo nei prodotti che vengono applicati sui glutei (le creme protettive appunto o le salviettine profumate) e di ridurre la sua concentrazione dall’attuale 1% allo 0,4% in tutti gli altri cosmetici.
Il phenoxyethanolo è un conservante ampiamente usato nei cosmetici ma da tempo sotto la lente di ingrandimento per i suoi possibili effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. Sospetti che sembrano sempre più fondati se l’Ansm è arrivata a raccomandare di non utilizzare il composto nei cosmetici destinati ai bambini sotto i tre anni di età.

In attesa che anche le autorità europee procedano a una rivalutazione del rischio, per precauzione sarebbe meglio evitare, a priori, i marchi che usano questo conservante.
Il settimanale Il Salvagente ha pubblicato il risultato di un ampio test incentrato sulle paste protettive per il cambio dei neonati e ben 6 le creme su 15 sono state colte in fallo per la presenza del “famigerato” conservante:
FISSAN Baby – Protezione e Natura
BABYGELLA – Pasta protettiva
AVÈNE Pediatril – Crema per il cambio
CHICCO – Pasta lenitiva
DERMOGELLA bébé – Baby Paste
FISSAN Baby – Pasta Alta Protezione
Le creme prese in esame in cui il il phenoxyethanolo è risultato assente sono:
WELEDA – Baby crema protettiva alla calendula
PURIS Baby care – Pasta protettiva
PASTA HOFFMAN – Lenitiva antiarrossamento
NIVEA BABY – Pasta protettiva emolliente
MUSTELA
AVEENO Baby – Crema barriera
JOHNSON’S PEDIATRIC – Baby Pasta Protettiva
PENATEN – Pasta protettiva
A-DERMA – Eryase crema
Nel caso delle paste protettive per il cambio dei pannolini, poi, l’invito del Salvagente è di privilegiare prodotti naturali privi non solo di phenoxyethanolo, ma anche di parabeni e petrolati, questi ultimi sostanze di bassissima qualità ottenute dal petrolio e che sono diffusissime in questi cosmetici. (.retenews24.it )

venerdì 7 novembre 2014

Pelle, ecco perché grattarsi moltiplica il prurito LEGGETE

ROMA Mamma e nonne avevano ragione: grattarsi una puntura di zanzare non fa altro che peggiorare la situazione. La sentenza arriva da una ricerca degli scienziati della Washington university school of medicine di St. Louis, secondo cui grattarsi induce il cervello a rilasciare serotonina, che in qualche modo intensifica la sensazione di prurito. 
I risultati dello studio, condotto nei topi, sono pubblicati on line su Neuron. Si tratta di un circolo vizioso prurito-gratattina che si verifica anche negli esseri umani, secondo gli autori. Dalla ricerca arrivano anche nuovi indizi per contribuire a spezzare questa catena, in particolare nelle persone che soffrono di prurito cronico.

Gli scienziati sanno da decenni che gratatrsi crea una lieve quantità di dolore nella pella, spiega Zhou-Feng Chen direttore del Centro per lo studio del prurito della Washington University. Questo dolore può interferire con il prurito - almeno temporaneamente - confondendo le cellule nervose nel midollo spinale: queste inviano al cervello segnali di dolore invece di prurito.


«Il problema è che quando il cervello riceve i segnali di dolore, risponde producendo il neurotrasmettitore serotonina per aiutarci a controllarlo», ha spiegato Chen. «Ma questa sostanza chimica può saltare qualche passaggio, spostandosi dai neuroni del dolore a quelli che influenzano l'intensità prurito».


Secondo lo studioso è la prima volta che si collega l'ormone del buonumore al prurito. Nel loro studio i ricercatori hanno allevato un ceppo di topi privi di geni per produrre serotonina. Quando a questi animali è stata iniettata una sostanza che accende il prurito, si grattavano molto meno dei cugini normali. Ma quando ai topi geneticamente modificati è stata iniettata della serotonina, il loro comportamento è tornato simile a quello degli altri. «Quindi qeusto si adatta molto bene con l'idea che prurito e segnali di dolore vengono trasmessi attraverso eprcorsi diversi ma correlati», ha detto Chen. (Leggo)

lunedì 3 novembre 2014

Grande rivoluzione sta per arrivare nel campo dei vaccini TUMORI, L'ALZHEIMER L'ABUSO DI DROGHE"... LEGGETE

ROMA - Una grande rivoluzione sta per arrivare nel campo dei vaccini "con grandi evoluzioni in questo settore tra 5-10 anni: i vaccini immunoterapici per i tumori, contro l'Alzheimer e per l'abuso di sostanze stupefacenti".
Ad affermarlo sono Sergio Pecorelli, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), e Luca Pani, direttore generale dell'Aifa, tra i relatori della conferenza 'The State of Health of vaccination in the Ue' aRoma. 
"Sono terapie con una tecnologia evoluta - precisano gli esperti - e con la possibilità di creare una terapia personalizzata, quasi sartoriale. Oggi siamo in grado di sequenziare il genoma di un virus e inviarlo dall'altra parte del mondo per studiarlo. Ci sono filoni di ricerca che indagano la risposta immunitaria dell'organismo - concludono - per capire come lavora e come si accende nel caso di patologie autoimmuni". (LEGGO)

domenica 2 novembre 2014

Arriva il contraccettivo digitale con chip sottopelle e telecomando:LEGGETE

È minuscolo, si mette sotto pelle e può durare fino a 16 anni: è il nuovo contraccettivo computerizzato, composto da un chip che si mette sotto pelle, e un telecomando che lo controlla. 
L'apparecchio sottocutaneo rilascia una piccola dose di levonorgestrel, un ormone, per 16 anni, ma può essere fermato in qualsiasi momento con il telecomando. A svilupparlo alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), come spiega la Bbc. Il progetto, sostenuto da Bill Gates, sarà testato con sperimentazioni pre-cliniche negli Stati Uniti l'anno prossimo e probabilmente andrà sul mercato entro il 2018.


Il chip, assicura il suo creatore, «avrà un prezzo competitivo» e misura circa 2 centimetri, mentre i minuscoli serbatoi con l'ormone sono immagazzinati in un microchip di 1,5 cm all'interno dell'apparecchio.

Rispetto agli altri contraccettivi impiantabili disponibili sul mercato, per i quali è necessario recarsi in clinica e serve una procedura ambulatoriale per essere disattivati, questo invece, grazie al telecomando, può essere acceso e spento quando si vuole.

I ricercatori stanno lavorando per assicurare la massima sicurezza del chip, ed evitare che venga attivato o disattivato da altre persone senza che la donna ne sia a conoscenza, magari riprogrammando l'impianto.

Notizia choc .. Tablet e smartphone pericolosi i bambini ... ecco perchè..LEGGETE

Tablet e smartphone rallentano l'apprendimento dei più piccoli

Tutti quei genitori che si vantano dell'abilità dei propri figli con smartphone e tablet prima ancora che sappiano parlare dovrebbero in realtà preoccuparsi, perché i dispositivi con touchscreen non solo non fanno imparare più in fretta, ma rischiano di fare dei danni. Il tema è arcinoto e da tempo assai dibattuto ma ora una ricerca del Cohen Children's Medical Center di New York rivelerebbe che per imparare a parlare, manipolare oggetti e relazionarsi con gli altri non c'è davvero niente di meglio delle parole di mamma e papà e dei giocattoli tradizionali.

I risultati Lo studio presentato durante il congresso delle Pediatric Academic Societies and Asian Society for Pediatric Research in corso a Vancouver si basa su 63 coppie, i cui figli hanno avuto il 'primo contatto' con un dispositivo a schermo tattile in media a 11 mesi di età e per 17,5 minuti al giorno, ma con punte di 4 ore. Le attività principali per i bimbi sono risultate guardare show educativi (30%), usare app educazionali (26), premere a caso lo schermo (28) e fare giochi non educativi (14). Anche se il 60% dei genitori si è detto convinto che l'uso dei dispositivi produceva un 'beneficio nell'educazione' nei piccoli, test cognitivi hanno dimostrato che non c'era nessuna differenza tra i bambini 'tecnologici' e quelli non. Anzi, nei piccoli che giocavano con app non educative si è notato un ritardo nello sviluppo del linguaggio.

Le linee guida «Abbiamo osservato nella nostra clinica che il giocattolo numero uno che i genitori danno ai figli sono gli smartphone - afferma Ruth Milanaik, l'autore principale dello studio - che ormai ha sostituito i libri e i giocattoli tradizionali. La tecnologia però non può rimpiazzare il contatto diretto con i figli, che è la miglior fonte di apprendimento». La preoccupazione degli esperti per la sempre maggiore esposizione dei bambini ai dispositivi elettronici è crescente, e ha portato all'emanazione di linee guida sia da parte dell'associazione dei pediatri statunitensi che dell'omologa britannica in cui si consiglia alle famiglie di non far usare i dispositivi fino ai due anni, e poi di concederli al massimo per un'ora al giorno. Dalla Gran Bretagna è arrivato un altro allarme durante il congresso dell'associazione insegnanti, secondo cui i bimbi alla materna sanno far scorrere uno schermo ma non hanno le abilità cognitive per usare le costruzioni, oltre ad avere difficoltà nelle relazioni con i compagni e gli insegnanti. (
salute.leggo.it/)

giovedì 30 ottobre 2014

Dado da brodo, amico o nemico della cucina? LEGGETE

La storia del dado da brodo risale al lontano 1850, epoca in cui il barone Von Liebig ideò e lanciò sul mercato un estratto di carne in cubetti, presentandolo come un comodo sistema per dare sapore alle nostre minestre, un sistema che si è protratto fino ai tempi odierni dove il dado da brodo risolve rapidamente la necessità di preparare un condimento per i nostri piatti, ma a che costo?Nei banchi dei supermercati il dado da brodo è oggi disponibile in 3 differenti formati, il classico cubetto, il granulare e il brodo pronto in brick. 
Ogni tipologia è poi offerta sia in versione classica, come estratto di carne, che come brodo vegetale, ma ne esistono anche varietà a base di pesce o di soia.La ricetta base del dado da brodo prevede l'utilizzo di sale, estratti di carne o verdura, grassi ed aromi vari. Come forse avrete notato il primo ingrediente è il sale, che spesso supera il 60% del peso totale, mentre gli estratti vari concorrono soltanto per uno 0,5% nel migliore dei casi!Altri ingredienti che sono coinvolti in maniera rilevante nella composizione sono il glutammato di sodio, contraddistinto dalla sigla E621, e se ci troviamo in presenza di confezioni che ne evidenziano l'assenza ecco che compariranno coloranti, esaltatori di sapidità e grassi assortiti.Per evitare di dover ingurgitare tutto questo sale, da notare che l'italiano medio assume 6 grammi di sale al giorno contro i due consigliati, converrebbe prepararsi in casa il dado da brodo, ed è più semplice di quanto possa sembrare, basterà affettare 3 carote, 2 coste di sedano, 2 zucchine e 2 cipolle, tritare tutto nel mixer con 2 spicchi d'aglio, basilico e prezzemolo e conservare il composto ottenuto nella vaschetta del ghiaccio in frezeer, per averlo disponibile al momento del bisogno, e da notare che non vi è assolutamente sale!

Chiudiamo con una curiosità: il barone Von Liebig utilizzava 30 kg di carne per ottenere 1 kg di estratto, oggi per 1 kg di dado da brodo vengono utilizzati 50 grammi di carne!
Fonte 
.buonissimo.org

mercoledì 29 ottobre 2014

Un'altra famiglia avvelenata dai funghi nel cosentino Finiscono in ospedale in 5: salvati dalla prontezza del padre

Nel cesto dei porcini raccolti c'era anche una specie molto tossica. Il capofamiglia ha fatto in tempo a portare moglie e figli in un punto di primo soccorso
UN NUOVO avvelenamento da funghi ha colpito un intero nucleo familiare a Trebisacce, in provincia di Cosenza. Solo qualche giorno fa era stata la causa di un decesso a Corigliano e di altre intossicazioni (LEGGI). E anche lunedì scorso è accaduto che una cena succulenta a base di funghi raccolti dal capofamiglia e cucinati dalla mamma, abbia mandato in ospedale per intossicazione alimentare l’intera famiglia composta dai genitori e tre figli. 
All’origine di tutti gli episodi che si segnalano, vi è il consumo di funghi raccolti dalle stesse persone e successivamente consumati in ambito familiare. Nel periodo di maggiori nascite fungine tale pratica assume dimensioni sempre più significative, senza che a questa segua il ricorso alla consulenza circa la commestibilità del raccolto, che gli Ispettorati Micologici delle Aziende Sanitarie Provinciali rilasciano gratuitamente ai privati. Anche all’Asp di Cosenza il servizio è attivo ma sono davvero pochi i raccoglitori della domenica che, prima di tornare a casa, convinti della loro capacità di riconoscere i funghi buoni, si rivolgono all’Asp. Con risultati, spesso fatali.
La brutta avventura di Trebisacce è capitata ad una famiglia di Trebisacce residente nel quartiere di San Martino, ai margini del centro storico cittadino. Il padre, M.L. di 51 anni, originario della vicina Albidona, la mamma D.F. di 42 anni ed i loro tre figli, di cui due maschi ed una femmina di età compresa tra i 18 ed i 13 anni, dopo la cena a base di funghi, trascorse alcune ore, hanno accusato forti dolori addominali accompagnati da conati di vomito. La prontezza del capofamiglia che intuisce la causa dei dolori addominali che accomunano l’intera famiglia, lo porta ad agire senza alcuna esitazione: carica in macchina tutti i componenti della famiglia e insieme, intorno alle 23 e 30, si recano presso il punto di primo intervento dell’ex ospedale di Trebisacce, chiedendo di essere soccorsi. I sanitari di turno dell’ex nosocomio, accertano, con una serie di domande rivolte alla famiglia, che il cibo ingerito che accomunava tutti era a base di funghi. 
La conferma veniva anche dalla sintomatologia accusata dalla famiglia. I medici non potendo intervenire con cure appropriate sui cinque pazienti, hanno consultato immediatamente un centro specializzato che ha consigliato loro un trasferimento presso un presidio ospedaliero provvisto del reparto di rianimazione, tanto da poter fronteggiare una eventuale possibile emergenza. 
L’intera famiglia è stata trasportata presso l’ospedale dell’Annunziata di Cosenza dove i cinque sono stati condotti a bordo di 2 ambulanze del 118 di Trebisacce.
Nell’ospedale del capoluogo di provincia, i cinque pazienti hanno ricevuto le cure appropriate ed abbondanti lavande gastriche tanto da mantenere inalterato il quadro clinico che non si è aggravato. L’intera famiglia, tuttora ricoverata per precauzione e per un periodo di osservazione, pare sia fuori pericolo. Da quanto appreso, genitori e figli avrebbero mangiato funghi porcini che il capofamiglia, originario di Albidona, comune d’alta collina, conosce bene. 
Tra i porcini raccolti, però, sarà stata confusa una specie particolarmente tossica che non solo è sfuggita al papà ma anche alla mamma che quei funghi ha cucinato.
ilquotidiano

martedì 28 ottobre 2014

Donna incinta per sbaglio per colpa del medico..LEGGETE

La donna era andata dal medico per farsi prescrivere la pillola anticoncezionale e invece è rimasta incinta.
Il fatto è accaduto a Milano. La donna con il suo compagno ha deciso di tenere il bambino, ma ha denunciato il medico per avere un risarcimento del danno patrimoniale. La coppia, infatti, reduce da altri matrimonio e con figli alle spalle non era in condizioni economiche tali da potersi permettere un altro figlio.
Il medico, che per errore ha prescritto alla donna un farmaco per stimolare la produzione di ormoni in menopausa (Estraderm TSS), è stato condannato dal tribunale di Milano a versare un mantenimento di 400 euro al mese per 20 anni al bambino.(bravibimbi.it) (ILMATTINO)

lunedì 27 ottobre 2014

Ecco perché l'olio di oliva extravergine protegge dal cancro LEGGETE

ROMA L'olio extravergine è un alimento che aiuta a prevenire il cancro. E ora, grazie ad uno studio in gran parte italiano, sono più chiari i meccanismi alla base di questa azione benefica. 
Una ricerca condotta da Mario Maccarone, docente di Biochimica all'università Campus Bio-Medico di Roma, e da Claudio D'Addario, ricercatore di Biologi Molecolare presso l'università di teramo, ha rivlato in particolare come l'oro giallo riduce il rischio di sviluppare il cancro del colon.


Lo studio, pubblicato sul “Journal of nutritinal biochemistry” mostrs come l'olio extravergine di oliva sia in grado di aumentare l'espressione del gene oncosoppressore CNR1. Quest'ultimo, a sua volta, esprime un recettore molto importante per la salute dell'organismo, perché è in grado di regolare i meccanismi all'origine delle alterzioni dei geni sensibili ai fattori ambientali, come la dieta.

I dati ottenuti dai ricercatori certificano, dunque, che adeguate quantità di olio extravergine di oliva nell'alimentazione sono importanti per ridurre le alterazioni genetiche legate allo stile alimentare. «Lo studio - sottolinea Maccarone - rafforza la fiducia nel fatto che una dieta appropiata possa aiutare a prevenire i tumori, ma anche altre patologie diffuse come i disturbi neurologici, l'obesità e il diabete».

Il cancro al colon-retto è al secondo posto dopo quello alla mammella, nella donna, e al terzo posto dopo quello al polmone e prostata nell'uomo. Una neoplasia ceh in Italia, secondo le stime, colpisce circa 40mila donne e 70mila uomini ogni anno.
(LEGGO)

sabato 25 ottobre 2014

Artemisia: Questa erba uccide il 98% del tumore in sole 16 ore! Ma nessuno ne parla!

I media ovviamente non potevano fare altro che NASCONDERE CON FORZA questa scoperta. Dovete sapere, infatti, che esiste un’erba il cui principio attivo, combinato con il ferro, è in grado di uccidere il tumore in sole 16 ore! Il suo nome è  “Artemisia annua”.
Ovviamente questa erba è boicottata dalle lobby perchè non costa nulla e la soluzione al problema cancro è molto rapid. Le case farmaceutiche puntano a soluzioni molto più durature e dispendiose per trarre profitto dalla salute dei pazienti, ma noi speriamo che ci aiutate a condividere questa notizia e farla giungere a chi davvero ne ha bisogno.
Come già sappiamo, il cancro è la malattia più letale esistente. Questa erba, l’ Artemisia annua, è una di quelle cure che può uccidere fino al 98% le cellule tumorali in appena 16 ore.
Vale a dire, secondo le ricerche pubblicate in “Life Science”, l’artemisinina, derivata dall’ Artemisia annua, è stata utilizzata nella medicina cinese e può uccidere il 98% di cellule del cancro del polmone in meno di 16 ore.
In realtà però l’erba in questione da sola sconfigge il 28% delle cellule cancerogene; è la sua combinazione con il ferro che porta alla totale distruzione del tumore: artemisinina + ferro =guarigione…

In passato l’artemisinina è stata utilizzata come un potente rimedio antimalarico ma ora è dimostrato che questa cura è efficace anche nella lotta contro il cancro. Questo perché quando si aggiunge del ferro alle cellule tumorali infettate, attacca selettivamente le cellule “cattive”, e lascia quelle “buone” intatte.
Gli scienziati che seguono le ricerche, condotte presso l’Università della California, hanno dichiarato: “In generale i nostri risultati mostrano che l’artemisinina ferma il fattore di trascrizione ‘E2F1′ e interviene nella distruzione delle cellule tumorali del polmone, il che significa che controlla la crescita e la riproduzione delle cellule del cancro”.
Utilizzando una varietà resistente alle radiazioni delle cellule del cancro al seno (che aveva anche una elevata propensione per l’accumulo di ferro) l’artemisinina si è dimostrata avere un tasso di uccisione del cancro del 75% dopo appena 8 ore, e uno del quasi 100% dopo appena 24 ore.
FONTE: healthyfoodhouse.com

venerdì 24 ottobre 2014

Allarme Alcuni saponi antibatterici si possono trasformare in un pericolo per la salute LEGGETE

Allarme saponi antibatterici: la scoperta choc degli scienziati

Esagerare con l’igiene può avere effetti collaterali ‘inaspettati’ per le donne incinte e i loro bebé. Alcuni saponi antibatterici, infatti, si possono trasformare in un pericolo per la futura mamma e per il feto, secondo uno studio dell’università di Stato dell’Arizona che sarà presentato oggi al congresso della Chemical Society, a San Francisco.

Gli scienziati hanno scoperto tracce di triclosano e triclocarban nei campioni d’urina delle volontarie in gravidanza che hanno partecipato allo studio. La presenza di queste sostanze è stata riscontrata anche nella metà dei campioni di sangue del cordone ombelicale, indice di assorbimento da parte del feto. Le due sostanze, antibatteriche e antimicotiche, possono accumularsi nell’organismo e diversi studi le indicano come potenzialmente dannose, in particolare per lo sviluppo e la fertilità. Non solo. Alcune ricerche considerano che l’abuso di questi composti possa contribuire alla resistenza agli antibiotici.
In generale il corpo umano riesce a liberarsi rapidamente dai residui di triclosano e triclocarban, ma l’esposizione costante e l’accumulo, avvertono gli scienziati, possono rappresentare un rischio per i neonati. (retenews24.it)

giovedì 23 ottobre 2014

NUOVA TECNICA RIVOLUZIONARIA PARTO RAPIDO E INDOLORE GRAZIE ALL'IPNOSI...LEGGETE

CAGLIARI - Travaglio di sole quattro ore e completamente indolore per una mamma di 39 anni, alla sua terza gravidanza: per la prima volta in Sardegna, infatti, è stato sperimentato con successo il parto tramite ipnosi. Tutto questo è stato possibile alla Clinica ostetrica universitaria di Cagliari, grazie alla collaborazione tra l'équipe guidata dal ginecologo Alessandro Mauri e lo specialista in ipnosi clinica Nino Sole. La donna ha messo al mondo in uno stato di 'trance' e senza l'utilizzo di anestesia peridurale uno splendido maschietto.
 
IL SERVIZIO Una tecnica all'avanguardia che in Italia è stata utilizzata solo a Milano ma che è pratica comune in molti paesi europei e negli Stati Uniti.
Fonte Leggo

Viagra, oltre al sesso protegge anche IL CUORE ....LEGGETE

La nota pillola blu, sviluppata per chi ha problemi in camera da letto, pare vada oltre ai problemi sessuali per agire anche sul cuore, tanto che un nuovo studio lo vede come possibile trattamento per le malattia cardiache. Lo studio dell’Università La Sapienza di Roma

Oltre le lenzuola. La famosa pillola blu utilizzata da coloro che hanno problemi sessuali come la disfunzione erettile (o più popolarmente, impotenza), pare abbia proprietà utili per la salute del cuore.
A sostenerlo è un nuovo studio pubblicato sulla versione open access di BMC Medicine, di BioMed Central, in cui si suggerisce che il Viagra può essere utilizzato come trattamento sicuro per le malattie cardiache.Così come emerso dallo studio, il trattamento giornaliero e a lungo termine con il Viagra può fornire una protezione per il cuore nelle diverse fasi della malattia, con il vantaggio di pochi effetti collaterali.

Nei farmaci comunemente utilizzati per trattare la disfunzione erettile, l’ingrediente principale è un principio attivo chiamato inibitore della Fosfodiesterasi-5 (PDE5i). L’inibitore blocca l’enzima PDE5, che impedisce il rilassamento del tessuto muscolare liscio. La presenza della PDE5 nel cuore ha portato alla progettazione e svolgimento di precedenti ricerche focalizzate sull’inibitore e le sue potenzialità nel trattare condizioni non urologiche. Tuttavia, sebbene vi fossero stati alcuni risultati promettenti, gli studi sono stati in gran parte basati su modello animale e anche gli effetti cardioprotettivi di PDE5i sono rimasti poco chiari.
Ora, i ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma hanno condotto una meta-analisi di studi randomizzati controllati e di articoli pubblicati tra gennaio 2004 e maggio 2014. L’intento era quello di valutare l’efficacia di PDE5i nell’offrire una protezione cardiaca, e osservare se questo ingrediente fosse ben tollerato e sicuro.
Gli scienziati hanno così identificato 24 studi per l’analisi da quattro database di ricerca: MEDLINE, EMBASE, Cochrane Library e Scopus. Gli studi hanno coinvolto in totale 1.622 pazienti provenienti da popolazioni miste che sono stati trattati con PDE5i o un placebo. Con questa ricerca, gli scienziati hanno per la prima volta condotto un’analisi parallela sugli effetti inibitori sulla dimensione, la forma del cuore e le sue prestazioni.
I risultati dell’analisi hanno mostrato infine che PDE5i ha impedito al cuore di aumentare di dimensione e cambiare nella forma. L’effetto è stato osservato in pazienti affetti da ipertrofia ventricolare sinistra, una condizione che causa l’ispessimento dei muscoli del ventricolo sinistro. L’inibitore ha anche migliorato le prestazioni del cuore in tutti i pazienti con condizioni cardiache diverse, senza alcun effetto negativo sulla pressione sanguigna dei pazienti.
«Abbiamo scoperto che l’ingrediente principale del Viagra può essere usato come un trattamento efficace e sicuro per i diversi pazienti con malattia cardiaca – ha spiegato il dott. Andrea Isidori, autore principale dello studio – Più grandi studi clinici sono ora urgentemente necessari per edificare su questi risultati incoraggianti».
Quanto trovato dai ricercatori italiani suggerisce dunque che PDE5i possa essere ragionevolmente somministrato a uomini che soffrono di ispessimento del muscolo cardiaco e insufficienza cardiaca in stadio precoce. Quanto suggerito è tuttavia applicabile agli uomini, poiché la maggior parte degli studi inclusi nella meta-analisi erano condotti su pazienti di sesso maschile. Per questo motivo, i ricercatori ritengono che il prossimo passo dovrebbe essere un processo più ampio sulle risposte a lungo termine in base ai due generi.

martedì 21 ottobre 2014

Caffè al risveglio?.. trarre i maggiori benefici bisognerebbe berlo LEGGETE

Caffè al risveglio? Meglio 20 minuti prima

In questo modo gli effetti della caffeina saranno massimi

C'è chi giura di non poter fare a meno di un caffè al risveglio, ma in realtà trarre i maggiori benefici possibili dalla caffeina bisognerebbe berlo e andare a mettersi letto solo per 20 minuti. E' questa l'ipotesi elaborata alla luce delle conoscenze teoriche sui meccanismi di funzionamento della molecola che conferisce al caffè la sua rinomata capacità di mantenere vigili e attenti. Scopriamo perché.

Per arrivare nel cervello la caffeina impiega 20 minuti. Una volta nel giunta nel suo organo bersaglio rischia di trovare i recettori con cui deve interagire occupati da un'altra molecola, l'adenosina, che ha un effetto totalmente opposto al suo. Infatti anziché velocizzare l'attività dei neuroni l'adenosina la riduce, inducendo sonnolenza. Dato che dormire riduce naturalmente i livelli di adenosina in soli 20 minuti, bere un caffè prima di un pisolino di questa durata dà contemporaneamente tempo alla caffeina di raggiungere il cervello e a quest'ultimo di liberarsi dall'adenosina. In altre parole, consente alla caffeina di trovare i suoi recettori liberi.

Diversi studi si pongono a sostegno di questa teoria. I ricercatori dell'Università di Loughborough (Regno Unito) hanno ad esempio scoperto che assumere caffeina prima di dormire per 15 minuti riduce gli errori alla guida. Per di più questo effetto è risultato valido anche quando si hanno difficoltà ad addormentarsi. Uno studio giapponese ha invece dimostrato che assumere caffeina prima di un sonnellino migliora i risultati ottenibili in test per misurare la memoria e riduce la sensazione di stanchezza. Un altroesperimento ha dimostrato che l'abbinamento caffeina-sonnellino migliora le capacità cognitive quando non si dorme per periodi di tempo prolungati.

Non resta che provare per credere. Attenzione, però: il sonnellino dopo il caffè non deve durare più di 20 minuti. In caso contrario si rischia di entrare nelle fasi più profonde del sonno e di non essere svegli nel momento in cui la caffeina inizia ad agire sul cervello.
Fonte ilsole24ore.com

PAURA PER DONNA Attrice di “Beverly Hills” in quarantena: Sospetta Ebola

Chi non la ricorda nei panni di Donna Martin? Tori Spelling, interprete di “Beverly Hills 90210“, serie cult degli anni ’90, sta tenendo in apprensione i suoi fan. Stando a quanto riporta il “Daily Mail“, l’attrice sarebbe stata ricoverata in quarantena per un sospetto contagio da ebola. Tosse e febbre i sintomi accusati dalla Spelling, trattenuta in ospedale dopo essere stata visitata al pronto soccorso. Sembra comunque che, nelle ultime ore, l’allarme sia rientrato e che non si tratti di ebola.(.perizona.it)

​Allerta alimentare Scatta il ritiro degli gnocchi italiani per contaminazione...LEGGETE

Scatta il ritiro degli gnocchi italiani "Mamma Gina". Lo segnala l'Ufficio federale della sicurezza alimentare tedesco

Il comunicato diffuso dall'Ufficio federale della sicurezza alimentare tedesco è molto chiaro e non lascia spazio a dubbi. In due tipi di gnocchi prima del consumo sono state trovate tracce di Bacillus cereus.
Tutti i lotti in commercio possono essere contaminati microbiologicamente e per questo motivo il produttore ha ritirato dai tutti i punti vendita i prodotti interessati ancora esposti sugli scaffali. I supermercati a loro volta dovrebbero avere sbandierato un cartello per avvisare i clienti. 
Più in dettaglio, si tratta degli gnocchi di patate italiane dei marchi "Gut & Günstig" e "Mamma Gina" con date di scadenza dal 15 ottobre al 3 dicembre 2014, prodotti per Edeka
. Queste confezioni di gnocchi erano in vendita presso alcune filiali nelle città Baden-Württemberg, Baviera, Berlino, Brandeburgo, Amburgo, Assia, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Niedersachsen, Nordrhein-Westfalen, Rheinland-Pfalz, Saarland, Sassonia, Sassonia-Anhalt, Schleswig-Holstein, Turingia. Il Bacillus cereus è un batterio patogeno che produce tossine responsabili di intossicazioni alimentari. Recentemente sono stati sviluppati nuovi e più efficienti metodi per rilevare la presenza di ceppi patogeni.
Il Bacillus cereus è comunemente presente nel suolo e nella polvere. Esso contamina frequentemente alimenti a base di riso, e occasionalmente pasta, carne e vegetali, prodotti lattiero-caseari, minestre, salse, dolciumi che non sono stati raffreddati rapidamente ed efficacemente dopo la cottura e/o adeguatamente conservati.B. cereus è comune negli alimenti, dove forma spore resistenti alla maggior parte dei processi di risanamento, e dove è in grado di moltiplicarsi durante la conservazione. Tuttavia, esistono diversi ceppi di B. cereus: alcuni sono innocui, altri responsabili di intossicazioni alimentari anche fatali. Attualmente non sono disponibili metodi in grado di distinguere tra ceppi virulenti e non-virulenti. La disponibilità di metodi per la identificazione di tossine emetiche (responsabili soprattutto di vomito) e di enterotossine (che causano intossicazioni diarroiche, con sintomi quali diarrea e dolori addominali) aiuterà coloro che si occupano di gestione della sicurezza, nelle aziende e nei settori di salute pubblica, per determinare il pericolo di B. cereus negli alimenti e, di conseguenza, per ridurre il problema delle intossicazioni alimentari. Bacillus cereus è causa di due tipi di intossicazioni alimentari: una, ad effetto emetico (vomito), dovuta all'ingestione di una tossina a basso peso molecolare presente nell'alimento. L'altra di tipo diarroico è dovuta all'ingestione di cellule/spore batteriche capaci di produrre enterotossine, proteine a alto peso molecolare, nell'intestino tenue.
I sintomi provocati dall'intossicazione diarroica mimano gli stessi provocati dall'intossicazione da Clostridium perfringens. La sindrome si manifesta con diarrea acquosa, forti crampi addominali e talvolta sotto forma di nausea e vomito. Il periodo di incubazione varia tra le 6 e le 15 ore dopo il consumo degli alimenti contaminati, I sintomi persistono per 20-24 ore. La tossina emetizzante, caratterizzata da nausea e vomito, differisce dalla diarroica perché provoca una sindrome molto più acuta con un periodo di incubazione non superiore alle 6 ore dal momento di ingestione del cibo. Occasionalmente si possono manifestare crampi addominali e diarrea. La durata dei sintomi e comunque generalmente inferiore alle 24 ore.
La sintomatologia e peraltro molto simile a quella dall'intossicazione da Staphylococcus aureus. Alcuni ceppi di B. subtilis e di B. licheniformis isolati da agnello e da pollo sono stati riscontrati positivi nella formazione di tossine termo stabili simili alla tossina emetica prodotta da B. cereus.
Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” rilanciando l'allerta riportata dal portale del governo tedesco su Lebensmittelwarnung.de, invita i consumatori ad "Astenersi dall’acquisto del lotto degli gnocchi interessato invitando chi lo ha già effettuato a non utilizzare il prodotto e a riconsegnarlo al punto vendita, per il rimborso o la sostituzione.
Per evitare futuri problemi, aziende ed autorità non possono dare per scontato che i prodotti alimentari siano tutti e sempre sicuri; servono verifiche sul campo approfondite, sui processi e sui controlli, in laboratorio e a tavolino. Sono episodi del tutto evitabili, se si procede nella maniera giusta. L’altra cosa da ribadire è che gli gnocchi non coinvolti si possono mangiare con serenità".

L'azienda Domaine du Pic ha annunciato il ritiro di una partita di uova dei suoi marchi Oro giallo, uovo Dordogne e Domaine du Pic, venduti nelle regioni della Corrèze, Dordogne, Charente e Lot.
La società è preoccupata per la presenza di salmonelle, batteri che possono causare infezioni potenzialmente gravi nei giovanissimi e nei soggetti più deboli. Le uova commercializzate in scatole da 6, 10, 12, 24, 30, o addirittura in massa, la cui scadenza è fissata entro il 14/11/2014, riportano il codice DCA02. I prodotti sono stati venduti "nei supermercati o negozi di alimentari, come i macellai"
"Si raccomanda alle persone che detengono prodotti appartenenti al lotto sopra descritto di non consumare e distruggerle, o di chiederne il rimborsare", consiglia la società in un comunicato.

"Le intossicazioni alimentari causate da salmonella risultano da disturbi gastrointestinali spesso accompagnati da febbre entro 48 ore dopo il consumo di prodotti contaminati. I sintomi possono essere aggravati nei bambini piccoli, pazienti immunocompromessi e anziani ", dice la nota. "Le persone che hanno consumato le uova in questione e che presentano questi sintomi dovrebbero consultare il proprio medico e richiamare l'attenzione di consumatori".
L'allerta in questione, sottolinea Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti" risulta pubblicata sul sito istituzionale del governo francese che si occupa di allerte alimentari http://prodotto//alimentation.gouv.fr/alerte. "La nostra associazione, quindi, dato anche il risalto che ha avuto questa notizia al di là delle Alpi, ritiene utile informare anche i nostri connazionali che si trovano in Francia e che non potrebbero essere messi a conoscenza in virtù della circostanza che l'allerta è indicata in lingua francese". (nove.firenze.it)

lunedì 20 ottobre 2014

Corigliano Calabro .. cena a base di funghi velenosi: due morti e due...LEGGETE

Due persone sono morte e altre due sono rimaste intossicate a Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, dopo aver mangiato funghi velenosi.

Le vittime sarebbero un commerciante di 43 anni e una ragazza romena di 23. Quest'ultima era la badante del padre dell'uomo. I due erano a cena insieme ai genitori del commerciante, che però sarebbero solo rimasti intossicati.