mercoledì 22 gennaio 2014

Ecco perché con gli anni si ingrassa più facilmente

Chi ha incluso, fra i buoni propositi per il Nuovo Anno, anche quello di mettersi a dieta non sarà molto contento di leggere una ricerca appena pubblicata sul Faseb Journal, il giornale dei biologi sperimentali americani. Soprattutto se non è più tanto giovane. Con l’aumentare dell’età, infatti, diventa sempre più facile guadagnare chili e sempre più difficile perderli. Tutta colpa del grasso bruno, ci fanno sapere adesso gli autori dello studio, un gruppo di biochimici giapponesi che lavorano all’Università di Shizuoka.
(Afp)
CALORE - Il grasso bruno (diverso da quello bianco che costituisce la maggioranza del tessuto adiposo dell’organismo) serve a produrre calore (ha una funzione termogenica) ed è presente soprattutto nei neonati (attorno alla nuca, alle scapole e al collo). In altre parole quello bruno è un grasso “buono” , negli adulti localizzato soprattutto attorno alla nuca, che aiuta a bruciare il grasso “cattivo” che sta soprattutto attorno all’addome e che è complice dell’insorgenza di malattie cardiovascolari, diabete, e persino tumori. Ma con l’età questi depositi di grasso bruno si riducono e viene meno la loro funzione termogenica. Risultato: chi è avanti con gli anni rischia l’obesità se continua a mangiare la stessa quantità di cibo di quando era più giovane e fa molta fatica a dimagrire. «Le persone più anziane – ha commentato il direttore del Faseb Journal Gerald Weissman – devono sacrificarsi il doppio per quanto riguarda la dieta e l’attività fisica per ottenere la metà dei risultati dei più giovani».
GENI DA “SILENZIARE” - Dallo studio giapponese, coordinato da Junko Sugatani, però, arriva anche una buona notizia, per ora limitata agli animali da esperimento, ma che fa ben sperare per terapie future. I ricercatori hanno, infatti, studiato due gruppi di topi, uno in cui un particolare gene, il Pafr (platelet-activating factor receptor: un fattore che attiva i recettori delle piastrine), era stato “silenziato” e un altro gruppo in cui il gene era attivo. I primi sono diventati obesi, gli altri no, a parità di dieta. È probabile dunque che la carenza del fattore Pafr determini una disfunzione del grasso bruno che provoca un accumulo di quello bianco e ne impedisce lo smaltimento. L’idea potrebbe essere quella di intervenire su questo fattore Pafr in modo da riattivare le funzioni del grasso bruno. E prevenire l’obesità e le malattie correlate.
PIU’ SACRIFICI - «Intanto, però – ribadisce Weissmann – fino a quando non avremo a disposizione nuove soluzioni di cura, dobbiamo prepararci a mangiare più insalate e cibi proteici magri e sudare di più sul tapis roulant rispetto ai più giovani».

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